Franchising: cosa si intende, da dove proviene e come si fa ad aprirne uno

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Aprire un franchising: su questo puntano molti piccoli imprenditori che desiderano costruire una propria attività.

Capita quasi tutti i giorni di sentire parlare di attività, imprese e punti vendita che aprono e operano
in Franchising e, sebbene tutti hanno una vaga idea di cosa sia, non tutti sanno cosa si intende
esattamente con questa parola, né da dove proviene.

Soprattutto se sei un imprenditore, leggere le informazioni su questa guida ti tornerà utile se
dovessi decidere di orientare la tua impresa verso questo tipo di attività, o che tu voglia aprire
un’attività in Franchising con una più grande azienda nazionale o internazionale. Andiamo a
vedere, dunque, come nasce e in cosa consiste.

Breve storia del Franchising e definizione

Anche se questo termine e il tipo di attività imprenditoriale che definisce iniziano a definirsi per
come li conosciamo oggi negli Stati Uniti e in Europa tra ‘800 e ‘900, durante l’affermazione del
sistema economico capitalistico, le sue origini risalgono a molto prima.

Il termine “franchise” infatti, deriva dal francese e, come la stessa parola Francia del resto, è
collegato al termine “franco”, nel senso di libero, come ancora oggi si usa in alcuni casi quali
“porto franco”. Questo perché i signori feudali e in seguito anche i re, nel medioevo europeo,
concedevano questo tipo di privilegio ai sudditi per permettere loro di avere la libertà di svolgere
attività commerciali sulle loro terre, in cambio una tassa.

In seguito, questa “franchise”, ovvero libertà, veniva concessa a chi volesse stabilire delle colonie
oltremare per conto dei monarchi europei.

L’attività di Franchising per come la conosciamo oggi comincia a definirsi, invece, nell’Inghilterra
dell’800, quando i produttori di birra cominciarono a stabilire questo tipo di contratto con le taverne
per aumentare la distribuzione del proprio prodotto e, da qui, venne poi utilizzata dalle grandi
fabbriche industriali, su tutti quella di Henry Ford, che fece aprire concessionarie negli Stati Uniti
proprio secondo questa formula.

Ecco che dunque si arriva a quello che si intende oggi con questa parola: un contratto tra un
produttore (franchisor) e un rivenditore (franchisee) in cui quest’ultimo si impegna a
vendere esclusivamente, o quasi, i prodotti del primo.

Ecco perché si tratta di un’attività anche molto attraente, in quanto permette all’imprenditore di
ridurre il rischio d’impresa di chi entra da zero sul mercato, vendendo prodotti già affermati. Si
tratta, infatti, di un contratto tra due imprenditori e non di impiego, in cui il franchisor detiene
sempre i diritti sul proprio marchio.
Vediamo ora come gestire l’aspetto fiscale, che non può essere sottovalutato!

Gli aspetti e fiscali nel franchising: andiamo a scoprire qualcosa di più!

Come dicevamo prima quando parliamo di Franchising ci riferiamo a un contratto all’interno
del quale un imprenditore decide di concedere ad altri soggetti chiamati Franchisee degli elementi
di tipo immateriale che andranno a caratterizzare e distinguere la sua attività di impresa.

Questi elementi possono essere insegne, marchi, diritti di proprietà industriale, marchi,
denominazioni commerciali e tanto altro.

Questo significa che determinati obblighi e adempimenti fiscali che vengono richiesti a entrambe
le parti, e cioè all’imprenditore Franchisor e ai Franchisee, sono praticamente identici a quelli che
sono previsti a uno dei tanti e vari soggetti esercenti che hanno scelto una forma di attività
economica e che può essere una società di capitali, società di persone o una semplice ditta
individuale.

Non bisogna dimenticare che al di la della forma di attività economica prescelta i due soggetti
relativamente agli adempimenti fiscali dovranno stare molto attenti e vigili per quanto riguarda la
contabilizzazione fiscale e civilistica degli accadimenti aziendali.
Per quanto riguarda i profili contabili ricordiamo alcune cose:

  • Diritto di ingresso:viene corrisposto in sede di contratto dal Franchisee al Franchisor. Per
    questo ultimo rappresenta un guadagno che andrà ad essere positivo per il risultato
    economico di esercizio mentre per il franchisee è un costo che spesso va a concorrere
    negativamente sull aspetto economico
  • Royalties:si tratta di un corrispettivo che in maniera periodica il franchisee va ad erogare al
    Franchisor ed è obbligatorio
  • Beni del franchisor:in alcuni casi quest’ultimo mette a disposizione dei Franchisee non
    solo beni immateriali ma anche materiali come per esempio arredi e attrezzature
  • Contributi che i franchisee devono erogare per la promozione:in alcuni casi essi
    dovranno sostenere delle spese richiesti dal franchisor per il quale saranno un ricavo
    accessorio
  • Imposta di registro:aspetto importante da ricordare è che il contratto di franchising deve
    essere fatto in maniera scritta e dovrà essere registrato entro 20 giorni dalla data di stipula,
    pagando un’imposta da 168 euro

Nell’ultimo paragrafo andremo a scoprire come dovrebbero cambiare le cose dopo l’emergenza
sanitaria del covid 19

Qual è la situazione post Covid-19?

In questa terribile epidemia del coronavirus che ha messo e continua a mettere il mondo in
ginocchio le vittime sono tante: i tanti morti e malati, i milioni di persone che hanno perso o
perderanno il lavoro nei prossimi mesi, le centinaia di migliaia di aziende costrette a chiudere.
Tra quest’ultime sono incluse anche le aziende in franchising, un settore in continua evoluzione
ed espansione prima del Covid, che ora dovrà “reinventarsi” e applicare nuove strategie per
continuare a competere sul mercato.

Sarà fondamentale che i franchisors creino una strategia, non solo a breve ma anche a medio
termine, considerando che nei prossimi mesi resta possibile un calo dei consumi, che si sommerà
alle perdite degli ultimi mesi.

Ogni franchisor che si rispetti dovrà esercitare la sua leadership in maniera collaborativa,
coinvolgendo nelle decisioni, che riguardano il rilancio del marchio dopo la pandemia, anche gli
affiliati.

Sarà necessaria sicuramente un’assistenza finanziaria per venire incontro alle preoccupazioni
degli affiliati, in relazione ai flussi di cassa in questi prossimi mesi, cosi come alle perdite terribili
dei mesi passati. Potrebbero essere necessarie decisioni quali riduzioni e o sospensioni di
royalties, contributi per la pubblicità e marketing, sconti su prodotti e servizi, agevolazioni per la
messa in sicurezza dei dipendenti e la sanificazione dei locali.

In generale chi saprà rialzarsi saranno coloro che avranno saputo trasformare questa crisi, in una
ripartenza con nuove strategie creative che rilancino in maniera vincente i loro marchi.

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